Come i camosci

28/07/2017

Dove a fare da guida è la bellezza

A salutarci con un sorriso smagliante alla partenza della funivia c’è Hans, guida alpina. Siamo un gruppo di dieci persone: venti gambe e otto paia di bastoncini da trekking salgono nella cabina e aspettano impazienti la chiusura automatica delle porte. Si parte, il Gitschberg ci aspetta!

Accanto a me c’è una famiglia di olandesi, i bimbi guardano fuori lanciando gridolini emozionati. Uno scoiattolo color nocciola, credendosi inosservato, salta da un albero all’altro. Il cigolio sommesso della funivia fa da sottofondo alla salita, alla stazione intermedia non scende nessuno. Vogliamo arrivare in cima. Vogliamo vedere le nuvole dall’alto. Vogliamo rispondere al richiamo della montagna!

2-img-seenwanderung


La montagna vera? Quella silenziosa.

Superato il rifugio Gitschhütte, comincio a chiacchierare con un altro escursionista – uno dei tanti “so-tutto-io” che popolano la montagna – dei fiori che incontriamo lungo il sentiero. La sua pedanteria non riesce a distrarmi dallo spettacolo attorno a me: campanule, margherite alpine, genziane, arnica, erica e rododendri a perdita d’occhio. La signora dietro di noi, fresca fresca di un corso sulle erbe officinali, ci spiega che gran parte di questi fiori sono commestibili. Mentre ridacchio sotto i baffi pensando alla prossima insalatona ai fiori alpestri, svoltiamo a sinistra sotto la cima del Gitschberg e sotto lo sguardo disinteressato di alcune mucche risaliamo una prima altura. Intanto l’escursionista saccente ha estratto il GPS e ci intrattiene con informazioni d’importanza vitale: orario di partenza, velocità media, dislivello, orario d’arrivo previsto. Poi, piano piano, la fatica mette tutti a tacere. Eccolo il silenzio della montagna, interrotto solo dai campanacci delle mucche e dal fischio di una marmotta. Un tipo in mountain bike ci supera ansimante, di tanto in tanto il sole sbuca tra le nuvole. Il sentiero sale tra le rocce, sempre più su.

3-img-seenwanderung


Vertigini, fatica e avventura

A 2400 metri di quota cade qualche goccia di pioggia. Il terreno è ripido e scosceso. Almeno credo, visto che le nuvole ci avvolgono ormai completamente e non si vede granché oltre il sentiero. Meglio così, a essere sincero: nonostante il passo sicuro, nei punti esposti tendo a soffrire di vertigini. In fila indiana come i camosci proseguiamo verso sud-ovest sotto il Fallmetzer su rocce e ghiaioni, mantenendo la quota. Di tanto in tanto prendo io i bastoncini dell’escursionista saputello. Ha una cinquantina d’anni più di me e problemi alle ginocchia: se ha entrambe le mani libere sono più tranquillo. Torna a piovigginare. Poi smette e dalle giacche a vento salgono piccole nuvolette di vapore. Siamo stanchi e infreddoliti, ma il gusto dell’avventura ci fa dimenticare le difficoltà.
 
4-img-seenwanderung


Inseguiti dal temporale

Quando ormai nessuno ci pensava più – perché si sa, la via conta più della meta – ecco apparire tra gli speroni rocciosi il lago Seefeldsee, luccicante in un insperato momento di sole. Dura poco. Con uno scrosciare improvviso vedo la superficie dell’acqua bucherellarsi di gocce. Scattiamo le ultime foto di fronte alle placche di scisto, così splendidamente inclinate, e decidiamo all’unanimità di rinunciare a raggiungere anche gli altri laghetti. Inseguiti dal rombo del temporale facciamo il giro del lago. Uno del gruppo mette una mano nell’acqua: per niente fredda, dichiara. Sì, certo, nemmeno la pioggia è tanto fredda, penso tra me e me.

5-img-seenwanderung


Rientro sui pedali

Non facciamo in tempo a superare la cresta che la pioggia cessa improvvisamente. Gli abiti da trekking si asciugano, i capelli s’increspano, anche i più riservati tornano a scherzare. Ammiriamo la Valle d’Alta Fossa dall’alto e quasi non riusciamo a credere ai nostri occhi: siamo saliti così in alto? I versanti sono così ripidi, e la valle sotto di noi così bella! Infiliamo i tornanti che scendono al rifugio Pranter Stadel, dove ci attendono le biciclette che ci riporteranno in paese.

Dopo una breve pausa al rifugio Pranter Stadel saltiamo in sella e con i freni tirati scendiamo verso Maranza. Sul tratto sterrato della Valle d’Alta Fossa incrociamo un escursionista, chiaramente del posto, che ci urla dietro “Lossts lai gien die Goass!”, ovvero “Lasciatele correre le capre!”, suggerendoci simpaticamente di non frenare troppo, che tanto la strada quella è. Non l’avesse mai detto. L’anzianotto so-tutto-io mi supera a tutta velocità, improvvisamente tornato teenager. Sì, siamo proprio come i camosci. Adesso con i vestiti asciutti, i capelli al vento e gli scarponi da trekking sui pedali. 
6-img-seenwanderung



fernrohr
                 
button arrow circle arrow-down close-icon menu